Il TMO – Teatro Mediterraneo Occupato – è un’esperienza di riutilizzo e cura di un bene pubblico attraverso un percorso di gestione partecipativa, che opera come agente di sviluppo economico e sociale per e con il territorio: un centro poli-funzionale di produzione dedicato alla sperimentazione e alla formazione teatrale, al co-working e alla promozione di stili di vita sostenibili. Il TMO è nato due anni e mezzo fa per iniziativa di un gruppo di giovani artisti, artigiani, professionisti del terzo settore, ricercatori, agronomi, archivisti, bibliotecari, cittadini all’interno della Fiera del Mediterraneo di Palermo, dalla trasformazione di uno spazio vuoto e degradato di 2150 m2, in un luogo accogliente di incontro, discussione, formazione e produzione artistica a disposizione del quartiere e della cittadinanza, frutto del lavoro volontario e comune delle persone che se ne prendono cura e del contributo di coloro che lo attraversano. Il TMO è un esperimento “cittadinanza d’impresa” teso a rafforzare i legami comunitari ed il legame diretto degli abitanti con il proprio ambiente di vita, e promuovere nuove forme di “welfare community”. Carattere distintivo è il rispetto del valore d’uso dello spazio, coniugato alle esigenze e ai desideri della comunità che lo vive e lo fruisce; l’orizzontalità e l’inclusività nella gestione e nella cura del bene, la riflessione comune e lo scambio di conoscenze, competenze e professionalità hanno significato anche il crearsi di stabili sinergie produttive e una progettualità condivisa.
Ogni attività è improntata all’idea di innovazione sostenibile intesa nelle sua declinazione sociale, economica ed ambientale, sperimentando teorie e pratiche resilienti in maniera trasparente e divenendo modello ispiratore e riproducibile di nuove logiche e sistemi di valore. Il percorso condiviso tra Comune, gruppi informali, associazioni civiche e cittadini per il riconoscimento formale e la regolarizzazione del TMO, intende garantire la continuità del percorso gestionale, il rafforzarsi dell’attività di co-working e la piena accessibilità dello spazio alla cittadinanza, in rispetto del principio di “sussidiarietà circolare”.

Un percorso di cura e gestione partecipativa di un bene in disuso, dedicato a modelli alternativi di produzione e stili di vita sostenibili

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