OvestLab – laboratorio aperto per un nuovo Villaggio Artigiano

Il progetto intende dare continuità all’esperienza nata con il nome OvestLab, avviata nel 2015 dal Consorzio Attività Produttive in una delle tante officine in disuso nel Villaggio Artigiano di Modena Ovest (V.A.) con l’obiettivo di promuoverne la rigenerazione a partire dalle urgenze emerse in quel territorio: estinzione del lavoro manuale/artigianale; delocalizzazione della produzione industriale e abbandono degli immobili; degrado dello spazio pubblico e assenza di verde urbano; convivenza interetnica.
OvestLab intende caratterizzarsi come spazio di produzione culturale su diversi fronti, in grado di costituire un punto di riferimento per la comunità che risiede e lavora al V.A, motore propulsore di un rinnovamento che potrà svilupparsi in altri spazi dell’area. Un centro di connessione di competenze in grado di generare significative sperimentazioni nei campi dell’arte, della progettualità, dell’imprenditoria sociale, dell’economia della condivisione e di quella delle soluzioni.
L’identità del progetto si situa in un campo di connessione tra discipline artistiche, produzione artigianale, rigenerazione urbana, partecipazione dei cittadini: da una scuola di artigianato in stretta connessione con le imprese del V.A., alla produzione in ambito artistico soprattutto laddove connessa con il “fare” manuale, dalla piantumazione e cura del verde al riuso degli spazi.
Il progetto fa propria l’eredità dell’architetto Cesare Leonardi (Modena, 1935), il cui studio-archivio posto sotto tutela ministeriale e curato dall’omonima Associazione ha sede al V.A.: il suo approccio “trasversale” applicato ai campi dell’architettura dell’urbanistica, del verde, del design industriale-artigianale, della scultura e della fotografia può veicolare una pratica progettuale incentrata sulla interdisciplinarità, sulla conoscenza e sul valore dell’artigianalità.
Obiettivi:
– Promuovere la rigenerazione del V.A. a partire dal valore delle competenze che qui risiedono o da ricostituire.
– Proporre esperienze che abbiano al centro la “gestualità”, dalla danza alla capacità di operare con strumenti di lavoro, dal canto alla costruzione di oggetti, dal teatro, al design autoprodotto, alla trasformazione partecipata dello spazio pubblico.
– Offrire uno spazio di aggregazione attorno ai temi della rigenerazione (non solo mirata alla specificità del luogo) contribuendo al dibattito sulle prospettive per il futuro della città e arricchendo l’esplorazione di possibili scenari futuri.

Un ponte tra arte, architettura, paesaggio e impresa. Cultura e innovazione lungo nuove reti che nascono dal fare manuale #culturability3

Il progetto in un tweet
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