“Nuje c’ammiscamme” vuole offrire strumenti di accoglienza, dando luogo a percorsi di integrazione sociale e a prospettive di rinnovamento del territorio. In contesti educativi come quelli contemporanei, segnati da una forte eterogeneità, diventa fondamentale promuovere quelle relazioni che possono contribuire a costruire contesti più inclusivi. La maggior parte dei cosiddetti “allievi stranieri” sono oggi nati in Italia o sono in Italia da molto tempo, anche se formalmente si tratta di allievi non italiani, da un punto di vista pedagogico è sbagliato ritenerli tali poiché si tratta di quelli che posso e devono essere definiti “nuovi italiani”. Le azioni che intendiamo compiere sono rivolte all’incontro e al dialogo tra le diverse comunità degli stranieri e i cittadini italiani, al fine di contenere e contrastare comportamenti intolleranti; ne deriva una fondamentale questione educativa, garantendo ospitalità e la possibilità di una partecipazione attiva alla vita della società, nel quadro di una relazione interculturale con gli autoctoni. Tale relazione avviene solo quando gli individui si incontrano e si crea una sintonia, uno scambio; il nostro obiettivo è quello di realizzare uno spazio nel quale vi sia costruzione identitaria, dove le persone sentano di appartenersi. Creare opportunità di scambio e di condivisione rende possibile la crescita personale e culturale dei partecipanti, attraverso corsi di orientamento nella scelta del loro futuro. L’educazione interculturale si radica sul terreno della pratica pedagogico-didattica, dell’educare e del fare scuola ma anche su quello dell’analisi sociale e del confronto sui valori. Il nuovo principio educativo è quello di andare oltre alla semplice tolleranza ma affermare il diritto di ognuno a svilupparsi a partire da ciò che è, sulla base dei propri bisogni, in una prospettiva di effettivo inserimento sociale, in una logica relazionale che comporta il confronto e lo scambio con altri soggetti, valori e rappresentazioni. Mettendo al centro del nostro lavoro gli spazi urbani i ragazzi possono sperimentare legami, al di la delle diverse provenienze e dei pregiudizi reciproci. Gli spazi non sono qualcosa di già dato e di immutabile, essi sono caratterizzati dalle relazioni che vi intratteniamo con gli altri: è la qualità delle relazioni a fare la qualità degli spazi; mettere gli spazi al centro dell’integrazione significa mettere al centro le relazioni che posso svilupparsi.

Mischiamoci tra noi potenziando le diversità per creare un’unica risorsa che porti all’integrazione e all’appartenenza #culturability3

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