expostModerno mira a rigenerare l’ex Cinema Arena Moderno, mosso da una domanda fondamentale: come si riattiva un cinema abbandonato, non solo elaborando un modello sostenibile ma anche ridefinendo il suo ruolo culturale, sociale e urbano rispetto ai fenomeni contemporanei?
La strategia di risposta individua tre fattori:
le relazioni comunitarie, essenziali per un cinema di quartiere, devono persistere e animare lo spazio, che agisce come specchio/sguardo del/sul territorio;
il riuso dello spazio non deve ridursi a contenitore/erogatore di funzioni, ma interpretare la sua vocazione di macchina architettonica;
le dinamiche produttive, prima legate alla sola fruizione di opere finite, devono allargarsi a tutto il processo di rielaborazione dell’immagine (produzione, trasformazione e diffusione) e all’ibridazione disciplinare delle arti visive e performative.
L’elemento d’innesco del progetto consiste nell’attivazione delle organizzazioni culturali e artistiche indipendenti e no profit che faticano a trovare spazi d’azione, per cui l’incontro con l’ex arena può abilitare a vicenda ruoli inediti: per i primi costruirsi uno spazio di alimentazione, espressione e potenziamento, incidendo nel tessuto territoriale; per la seconda reinventarsi come medium di rappresentazione e proiezione a scala urbana dei processi creativi, in cui i prodotti fruibili sono attivati da risorse e tecnologie endogene.
I principi ispiratori sono nella Costituzione Italiana, che delinea la categoria dei beni comuni prevedendo che le comunità di lavoratori o utenti possano gestire servizi pubblici di interesse generale (art.43), e formula il principio della sussidiarietà orizzontale (art.118) che sottolinea l’importanza dell’autonomia d’iniziativa civica.
L’ex arena sarà uno spazio d’azione sperimentale condiviso da una rete di realtà professionali e associative, per co-produrre servizi, condurre pratiche di ricerca-azione e programmare attività interdisciplinari, mediante:
la riabitazione progressiva simultanea al recupero edilizio, ibridando i lavori tradizionali con interventi di autocostruzione/recupero e progettando un sistema aperto, adattabile ai diversi usi;
una scena di scambio critico e trasformativo tra territorio e progetti creativi locali, nazionali e internazionali;
un modello di governance orientato alla costruzione di conoscenza diffusa, all’economia collaborativa e alla promozione di modelli di produzione e fruizione aperti (creative commons, open content).

Un cinema popolare dimenticato, un inedito attore collettivo: giovani produzioni culturali proiettano visioni contemporanee #culturability3

Il progetto in un tweet
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